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venerdì 26 novembre 2010

I dinosauri e la chimera

Certamente nel mondo reale i primi sono estinti e la seconda non è mai esistita. 
Nelle libere professioni, così come nelle fiabe, i dinosauri imperversano e la chimera è inseguita senza sosta.
La riforma della professione forense ne è conferma. In generale la riforma delle professioni è' argomento di grande  attualità in questi giorni, anzi lo è oramai da anni, ma in questi giorni tocca gli avvocati. (E il parlarne è un buon modo per farsi nemici).
Il mondo dei professionisti si divide in corporativisti e liberisti, più per tradizione che per approfondita comprensione dell'oggi (del domani manco a parlarne....)
Il corporativismo è la visione miope del problema, quella che mette a fuoco solo le cose molto vicine, lo status acquisito, la necessità di conservazione dello stesso per norma più che per merito.
Il liberismo è invece la visione idilliaca, di ampio respiro, migliore solo se già esistesse, perchè traghettare dallo status quo all'obbiettivo ci porta in acque sconosciute. E ci incute terrore.
Come in altri casi, i temi di discussione restano sempre l'inderogabilità delle tariffe, la competenza esclusiva, i modelli organizzativi societari e la pubblicità.
Forse una intesa andrebbe trovata su questi punti:
- inutile pretendere esclusive  e poi concedere alla associazioni di operare: l'esperienza dei patronati e dei Caf (i famosi regali offerti ai sindacati) hanno dimostrato, nelle professioni amministrative, che per i giovani professionisti il mercato di base, quello in cui si può iniziare ad operare, è sparito;
- occorre stimolare la specializzazione degli iscritti, anche con l'ausilio della formazione continua (che spesso è invece mera informazione....) e senza arroccamenti sull'anzianità "di servizio";
- la funzione dicotomica delgi ordini professionali non regge più: o tutela i cittadini riguardo le prestazioni professionali oppure tutela gli iscritti nell'esercizio della propria attività.
Sembra che un'altra occasione per uscire dal mondo della favole sia andata perduta......

 
 

mercoledì 25 agosto 2010

Fisco: non chiediamo il paradiso ma almeno toglieteci dall'inferno...

L’attenzione è rivolta sempre là, al paradiso fiscale. Sembrerebbe un luogo cui ambire, invece no, assolutamente bandito.
Siamo all’inferno e dobbiamo restarci.
Secondo l’idea - ma forse dovremmo chiamarla sciocchezza - che se stiamo tutti all’inferno - sempre fiscale - poi si traghetta tutti in purgatorio.
Raramente i nostri politici  hanno ipotizzato ci fosse un’altra soluzione. E quando l’hanno fatto hanno subito aggiunto che in quel momento non potevamo permettercelo.
Dicevamo che siamo all’infermo fiscale, ma non perchè il gettito è speso male. Questo è un’altro discorso: riportare il fenomeno dell’evasione tra chi può - e lo fa - e chi non può - e non lo fa, crea solo una fastidiosa ed inutile spaccatura sociale. Insomma roba da bar, tanto per parlare, senza  mai chiedersi cosa farebbero quelli che non lo fanno - perchè non possono - se solo potessero.
Siamo all’inferno perchè legislatore e pubblica amministrazione si sono dimenticati che la pretesa tributaria deve essere progressivamente correlata alla capacità contributiva.
Qualche esempio:
Prima ancora di parlare di riduzione di aliquote occorrerebbe trattare di correttezza del reddito imponibile. Spese auto, telefonia, rappresentanza, ristoranti: forfettizzazioni inaccettabili, nate non per equità fiscale ma per compensare la perdita di gettito iva prima estorta. Non si deve sentire derubato un agente di commercio che fa 60.000 km all’anno, la macchina non deve costare più di 18.000 e spiccioli (per chi non rammenta: il prezzo della nuova 500 supera anche 20,000 euro, il nuovo maggiolino - la macchina del popolo quando nacque -  da 21.500 euro.....), deve durare 4 anni (come quella del responsabile amministrativo che ci fa casa ufficio), non la si può dedurre tutta, mangia fuori casa ma un quarto delle portate sono un benefit (anche quando mangia un piatto solo...), un quinto delle telefonate sono cazzeggio.... Fate due conti: 4 o 5 mila euro all’anno di maggiori imposte dirette. Altro che equità.

Anche la famigerata semplificazione tributaria è rimasta lettera morta. Salvo qualche timido intervento tremontiano. Per i tecnici: ricordate il calcolo della Dit nel caso di reddito imponibile ma perdita contabile? O le attuali agevolazioni sulle coop? Anche excel si rifiuta di collaborare ad un calcolo in cui il risultato è anche operatore....
Equità è anche semplicità, semplicità è riduzione dei costi amministrativi (i colleghi non me ne vogliano, siamo bravissimi a fare altro che liquidare imposte e compilare moduli, sappiamo perfino far crescere le imprese....)

Equità tributaria è  anche interpretazione fedele del dettato normativo da parte dell’Amministrazione finanziaria. Un esempio? Quando l’iva sulle vetture è diventata (più deducibile) il Fisco sostenne che i pedaggi autostradali erano esclusi dalla norma: non strettamente correlati: l’iva sugli stessi non si poteva dedurre. Ma poi quando di parlava di imposte dirette, beh allora erano assimilati, quindi deduzione parziale....

Equo ancora deve essere l’atteggiamento dei verificatori, a cui è demandata la verifica della correttezza delle determinazioni del contribuente. Non la ricerca spasmodica di maggior imponibile. Nè la ricostruzione sintetic-induttiv-fantasiosa del reddito, dopo aver pretestuosamente disconosciuto un impianto contabile, per una fesseria qualsiasi. L’obiettivo purtroppo sembra sempre quello: far pagare a chi già paga.

Equo ancora vorremmo il contenzioso tributario, dove - salvo casi rari come i quadrifogli - chi giudica (mi riferisco in particolare alle commissioni provinciali) o non sa quel che dice oppure non legge le carte. Anzi - forse - : non sa quel che dice e non legge le carte.

Infine lo vorremmo anche rigoroso: si tanto rigoroso quanto equo.

martedì 24 agosto 2010

Perché dimentichiamo di ricordarci

Non basta un’intelligenza sopra la media; neanche una memoria sopra la media. E’ un problema irrisolto: le password sicure si dimenticano.
Nonostante ciò il Garante della privacy è stato chiaro al riguardo: almeno otto caratteri, non contenere riferimenti personali, cambiarla ogni tre o sei mesi (a seconda dei dati conservati).
Ma ha sopravvalutato la psiche umana.
Una dimostrazione?
Il “New York Times” sicuramente annovera tra i suoi lettori persone di cultura e memoria superiore. Ebbene, ha dichiarato che ogni settimana 1.000 dei suoi lettori richiedono la sostituzione della password perchè dimenticata e che il 15% dei nuovi utenti in realtà sono già registrati ma hanno dimenticato sia username che password (qualcuno forse s’è dimenticato pure di essersi già registrato).
Ecco perchè ognuno di noi escogita un sistema che, incurante della sicurezza, permette di non passare per imbecille con l’amministratore di rete.
Spesso non pensando troppo alle disgrazie che seguiranno....
Neanche all’Agenzia delle Entrate, il personale riesce a tenere segrete le proprie credenziali: negli ultimi anni si è generata una serie infinita di arresti, da Milano a Palermo, di funzionari che con le password di ignari colleghi procedevano a indebiti sgravi fiscali....
In definitiva la prossima volta che dimentichiamo una password non vale la pena affliggersi: è assolutamente umano.
Un trucco degli esperti (per quel che può valere...): non pensate troppo alla nuova password, se passate i due minuti resterà totalmente segreta. Anche a voi.

venerdì 13 agosto 2010

Sweetbetty69 e il cloud computing



“Avvocato, se cortesemente mi detta la sua mail le mando tutta quanta la documentazione in pdf...”  .
 
Mii risponde: “ Si...,no....., non è meglio un pony? Sa si legge meglio....”.

“Non saprei come fare, più che un pony servirebbe un piccione viaggiatore: mi sono concesso qualche giorno di vacanza fuori porta e lo studio è chiuso per la settimana di Ferragosto, allora facciamo così: glielo carico sulla Repository, le detto le credenziali di accesso e lei lo scarica quando e dove vuole...”.

"Repo..chè?"

"Repository, ha presente il cloud computing, stà tutto sulla rete, utilizzabile ovunque ci si trovi con un computer o uno smatphone..”

"Dottore mi sono laureata in legge, mica in lingue.... neanche in informatica.... il computer lo sappiamo usare bene qui in studio, non le sto a raccontare: grassetto, giustificato,... qualche problemimo con l'ultima riga della pagina che non sta mai al suo posto.... E usiamo internet ed anche facebook.... siamo moderni qui....".

"Bene Avvocato, allora posso avere la sua e-mail si studio?"

"Si ma mi telefoni quando mi scrive così controllo se arriva..... Comunque eccola “Sweetbetty69@virg****.it .......”

L’ho inventata? No, solo romanzata un pò, ma in stretta aderenza a fatti realmente accaduti.
Nell’era del cloud computing, con servizi tanto utili (anche per noi professionisti) quanto economicamente accessibili (vedi Googleapps, Tungle, Yast, Wave, Mobile Me, ecc), molti di noi, ahimé, non hanno neanche un indirizzo mail presentabile. 
Ciò mi ricorda tanto qualche vecchio avvocato che, cambiato lo studio (un pò più piccolo, un pò meno centrale, oramai i clienti mi conoscono, mi vengono a cercare), mi porgeva un biglietto da visita diligentemente corretto a mano dalla segretaria.... 
Chi gli spiega che esiste Bump: mentre ci stringiamo la mano, i nostri telefonini si scambiano i recapiti, senza errori di trascrizioni e incazzature per ritrovarli....


venerdì 9 luglio 2010

1 euro: la giusta misura del valore di una lobby


E’ sancito dal codice civile ed è una modifica discretamente recente (2005), quindi non erosa dall’inflazione. Insomma il valore di un caffè.
Un euro, si proprio uno, è il risarcimento massimo di legge che il vettore deve riconoscere per ogni kilo di merce che ha smarrito o danneggiato (art. 1696 c.c.), senza dolo o colpa grave (verrebbe quasi da dire: meno male….).
Pensandoci un po’, ho fatto fatica a contare 5 casi in cui il limite apparisse ragionevole: obietteranno i trasportatori che sono ignorante, ma ho pensato agli acquisti personali degli ultimi giorni…..
Un euro è anche l’equa remunerazione, sempre secondo la legge, dell’attività dei commercialisti per l’effettuazione di un pagamento telematico di un modello F24 alla pubblica amministrazione.
Ora non ci ho pensato nemmeno un attimo: la misura di legge non paga neanche il tempo impiegato per “loggarsi” al sito (l’euro corrisponde a meno di tre minuti di costo del lavoro di un impiegato di concetto).
La responsabilità invece è tanta: digiti male l’importo e zac…. 30% di sanzioni sul minore versamento (a meno che ti ravveda nel breve, ma – per intenderci – 1 giorno di ritardo per 1.000 euro sono 25 euro di sanzione, 25 volte il corrispettivo del servizio…., meglio dei 300 euro, ma rispetto all'euro per Kilo?)
E la lobby?
Chiariamo subito che questo temine e ancora oggi spesso utilizzato, anche dai media, con accezione antiquata e negativa mentre il significato originale è di azione informativa  di un gruppo di individui od enti, legati tra loro dal comune interesse di incidere sulle istituzioni legislative per ottenere il giusto riconoscimento dei propri diritti e/o come leva strategica per raggiungere i propri obiettivi.
Cosa ben diversa è il corporativismo:  questo è infatti un sistema economico in cui gli scambi ed i rapporti non sono regolati dalle leggi di mercato (in primis quella di domanda e offerta) ma da affinità sociali, culturali o altre ancora. Il compito primario di una corporazione é la difesa del monopolio nell’esercizio di un mestiere.
Se volgiamo che la nostra professione goda del rispetto che merita (al pari di tutte le altre legalmente ed eticamente condotte) dobbiamo fare squadra e difendere la nostra professionalità, non dedicarci all’orticello personale ed alzare recinti.

lunedì 7 giugno 2010

Dall' Era dell’informazione all’Era della relazione.

L’informazione è una risorsa: nell’epoca in cui era  scarsa, poterne disporre generava un vantaggio competitivo.
La fine dell’era dell’informazione viene fatta coincidere con l’avvento della tecnologia della comunicazione: chi sostiene con l’avvento del telegrafo, chi del telefono, ma sicuramente con la diffusione di internet.
Internet è infatti un vero acceleratore del flusso informativo;  concepito come rete distribuita di computer per essere resistente ad un attacco nucleare, è diventato un canale di conoscenza senza uguali (per ora...).
Quando l'informazione cessò di essere scarsa, iniziò proprio l'Era della Conoscenza, e quindi dell’economia dell’Intangibile (... cioè della valorizzazione  dei beni immateriali).
Ora che abbiamo disponile l’informazione e alimentiamo la conoscenza, scopriamo che il limite è la capacità di valutare, catalogare, gestire la stessa.
No, non è colpa dei computers, questi sono potenti. Il limite è dell’uomo, della nostra capacità di memorizzare e gestire infinite quantità di informazioni.
E allora copiamo dal web: una grande rete paritetica di menti, che siano in grado di relazionarsi per creare impensabili risultati,  pur mantenendo la propria identità ed autonomia e dove il “malfunzionamento” di una di esse non comprometta l’intero processo.
Nel ci proviamo, lavorando alla creazione di un grande net di professionisti, non un club (di questi ne esistono già troppi), ma una squadra.
Abbiamo già fatto un’esperimento: Wikilegal. E i risultati confermano che camminiamo sul sentiero giusto.

venerdì 21 maggio 2010

Meno pane più tasse


Non vi propongo  il gioco "scova le differenze" e non dovete neanche unire i puntini...
E' solo un indovinello:
 Delle due mappe di Milano quale indica le panetterie e quale invece i commercialisti?

Se avete indovinato siete perspicaci  (confesso che sono rimasto sorpreso dei risultati dell'indagine)  oppure siete abituati a lunghe camminate per acquistare la michetta .
Non ho contato i puntini, basta un colpo d'occhio per capire.
Fuga di artigiani dalle botteghe dove si fà un lavoro duro, in gran parte notturno, per guadagnarsi - appunto - la michetta e qualche agio in più?
Non è così:
  • dai dati di pubblico dominio risulta che il 70% degli studi di commercialisti sono di piccolissime dimensioni (amiamo definirle boutique, ma oramai tutti sanno che la boutique francese è la bottega italiana);
  • il lavoro notturno non è un extra negli studi professionali (specie per i loro titolari);
  • lavoro duro: provate ad indovinare quante nuove leggi, circolari, risoluzioni, sono entrate in vigore lo scorso anno, per migliorare, chiarire, abrogare, dettagliare atti e fatti di vita quotidiana;
  • nonostante le grandi aspettative (per chi intraprende la strada) e i luoghi comuni (per tutti gli altri), non è più una professione che garantisce redditi ben al di sopra della media, quantomeno non ai molti.
E allora perchè i commercialisti battono i panettieri in quanto a numero?

lunedì 17 maggio 2010

Il tempo: la vera risorsa scarsa...

“Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma – which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of other’s opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.” (Steve Jobs)